Il progetto si snoda attraverso diverse fasi storiche connesse con l’evoluzione della ricerca e delle prassi psichiatriche nel tempo.
Epoca pre-manicomiale (1445/1853)
La città di Ferrara già nel XIII e XIV secolo aveva diversi piccoli ospedali, spesso gestiti da confraternite o ordini religiosi, e specializzati nell’assistenza a poveri e pellegrini; annoverava inoltre un ospedale per i mendicanti istituito già all’inizio del Trecento (circa 1307) e vari ospizi e ricoveri religiosi sparsi nei borghi cittadini e lungo le vie di pellegrinaggio, e una struttura (San Lazzaro) fuori le mura per i lebbrosi (Lazzareto), secondo il modello comune delle città medievali.
Nel 1440 la Corte Estense ravvisò la necessità di creare un ospedale cittadino unitario e centralizzato, sul modello dei grandi ospedali rinascimentali che stavano nascendo in Italia.
Il promotore della costruzione dell’Arcispedale S. Anna fu Giovanni Tavelli da Tossignano, vescovo di Ferrara dal 1431 al 1446, che durante le sue visite pastorali si convinse che Ferrara avesse bisogno di un grande ospedale unificato per assistere malati, poveri, pellegrini e persone indigenti.
La costruzione fu autorizzata nel 1440 da una bolla di Papa Eugenio IV (8 ottobre 1440), su richiesta dei marchesi Niccolò III d’Este e Leonello d’Este.
Tavelli cercò una zona dotata di ampi spazi che potessero ospitare la grande struttura ospedaliera che aveva pensato, immaginando anche i futuri allargamenti dei fabbricati ad essa annessi. Tale luogo fu individuato a nord della città medioevale vicino all’allora Porta dei Leoni, a breve distanza dal Castello Estense. In quest’area esisteva un antico monastero di frati agostiniani, che gestivano un convento fondato dai francescani e costruito nel 1304, al quale era legato un oratorio dedicato a Sant’Anna. In questa sede il vescovo Tavelli decise di insediarvi il nuovo ospedale.
Per approfondire:
L’arcispedale S. Anna e la "follia" di Torquato Tasso
La Follia di Torquato Tasso (1995)
La malinconia nella "stagione della rinascita". Restano un enigma la follia e la genialità del Tasso?
Epoca Manicomiale (1853/58-1892)
Questa fase, da recuperare e approfondire, riguarda il periodo che va dalla Fondazione del Manicomio Provinciale in palazzo Tassoni-Estense di Ferrara fino alla fine del XIX secolo. Fu a partire dal 1850 infatti, che risultò evidente come il reparto che ospitava gli alienati presso l’ospedale S. Anna fosse inadeguato per la “cura” di persone con patologie mentali.
L’Ospedale S. Anna era stato costruito, grazie alla autorizzazione concessa nel 1440 da papa Eugenio IV su richiesta di Nicolò III d’Este e Leonello d’Este, i quali affidarono l’incarico della sua costruzione a Giovanni Tavelli da Tossignano, vescovo di Ferrara. L’incarico prevedeva che fosse costruito un nuovo ospedale impiegando gli spazi dell’antico monastero dei frati agostiniani, costituitosi su un convento fondato dai francescani nel 1304 al quale era collegato un oratorio dedicato a Sant'Anna. I lavori del nuovo Ospedale S. Anna iniziarono nel 1443 e vennero ultimati nel 1445, facilitando l’insediamento della Facoltà di Medicina che era già presente nella Ferrara rinascimentale, con l’apertura dei corsi di Medicina e Chirurgia. Dopo il 1570 fu costruita una nuova ala dell’ospedale sul lato orientale dell’attuale piazzetta Sant’Anna (un tempo cortile d’ingresso dell’ospedale), destinata poi ai malati di mente.
Tuttavia, nel corso dei secoli tale ala di dimostrò inadeguata, portando a progettare una nuova sede della cura della malattia mentale, un manicomio in linea con quanto già era avvenuto in altri Paesi e nella stessa Italia in diverse città (ad es. Roma, Lucca o Perugia). Il nuovo ospedale dedicato alle persone con malattia mentale apriva di fatto alla psichiatria la strada di luogo di cura della malattia mentale, secondo quanto gli interventi medici in psichiatria potevano dare a questo riguardo (pur con tutte le gravi conseguenze delle istituzioni totali, sradicanti rispetto al contesto sociale e interpersonale e di sepoltura esistenziale). [1] [2]
In quel periodo, Girolamo Gambari ebbe la direzione del Manicomio provinciale dal 1853 al 1872. Il resoconto di Gambari del triennio 1850-1852 all’Accademia delle Scienze è testimonianza dell’inadeguatezza del vecchio Ospedale S. Anna per «alienati mentali» con la necessità di trasferimento dei cinquantotto "poveri mentecatti" che si trovavano colà ricoverati in "malsane ed anguste camere” nella nuova sede a Palazzo Tassoni-Estense trasformato in Manicomio provinciale.
Clodomiro Bonfigli fu successore di Gambari e diresse l’Ospedale dal 1873 al 1892. A Bonfigli si deve nel 1874 la fondazione del Bollettino del Manicomio provinciale di Ferrara, che consolidò il progetto di una psichiatria di più ampio respiro, curando le edizioni italiane di testi quali quello di Guttman o di Strumpell e Salomon e trattati di psichiatria di Frühauf, Hirt, Meynert e Nothagel, oltre che del Manuale di psichiatria di Emile Kraepelin (preferita dallo stesso Kraepelin ad altre edizioni italiane).
In questa fase si colloca il noto dibattito tra Bonfigli e Lombroso sulle psicosi pellagrose, che verrà dimostrato essere legato a quanto Bonfigli, e non Lombroso, aveva ipotizzato: la psicosi pellagrosa non era determinata da tossine del frumento, ma dalla povertà nutrizionale, confermando le ipotesi di Bonfigli sul ruolo delle variabili sociali nella malattia mentale.
Epoca Manicomiale Neuropsichiatrica (1893-1960/70)
Questa fase riguarda un ampio periodo successivo che va dal 1893 al 1960/70 e copre un’epoca che implica una sorta di evoluzione o certamente di cambiamento rispetto alla prima fase dell’istituzione del manicomio.
Il Manicomio provinciale di Ferrara trova agli inizi del ‘900 in Ruggero Tambroni il suo direttore per un periodo di oltre trent’anni (1893-1930). Tambroni fu presidente dell’Accademia delle Scienze e proseguì e favorì l’implementazione della grande Biblioteca Manicomio provinciale. Trasformò, inoltre, il Bollettino del Manicomio in Giornale di Psichiatria Clinica e Tecnica Manicomiale, rivista scientifica di livello nazionale che pose lo scambio con le scuole di psichiatria di altri Paesi e che ospitò e diffuse il pensiero nosografico di Kraepelin e il contributo speculativo di Freud.
Nel primo decennio del ‘900 Ferrara fu all’avanguardia nell’ambito della psichiatria, assumendo un rilievo nazionale come “scuola di Ferrara”, grazie all’attività dell’Accademia delle Scienze, dell’Università, del nuovo Arcispedale “Sant’Anna” e del Manicomio Provinciale diretto dallo stesso Tambroni. La normativa legislativa di riferimento era data dalla Legge n. 36, 14 febbraio 1904 (GU n. 43, 22/02/1904: Disposizioni sui Manicomi e sugli alienati. Custodia e cura degli alienati o Legge Giolitti) che indicava la subordinazione del ricovero in Manicomio provinciale, in base a un provvedimento dell’autorità giudiziaria (pubblica sicurezza, pretore, tribunale), in funzione di un orientamento verso la tutela della società (“persone che siano o possono essere pericolose per sé o agli altri o riescano di pubblico scandalo”), con un internamento che privava la persona dei diritti civili (interdizione) e con iscrizione nel casellario giudiziario della persona ricoverata in via definitiva. La vigilanza dei manicomi era peraltro affidata ai Prefetti ed al Ministero dell’Interno.
Nel 1931 fece seguito a Tambroni Gaetano Boschi che era già stato vicedirettore del Manicomio provinciale e che aveva diretto l’Ospedale Militare Neurologico per nevrosi di guerra a Villa del Seminario.
In quest’ultimo, inaugurato nel 1916, Boschi aveva approfondito le cause delle nevrosi e delle psicosi di guerra impostando interventi per quell’epoca innovativi. Il suo libro sulle nevrosi da guerra pubblicato nel 1915 fu antesignano e anticipatore rispetto a testi anche internazionali nel distinguere le nevrosi traumatiche in senso generale da quelle da guerra, aprendo con un anticipo di cinquant’anni l’area dei disturbi da stress post-traumatico (PTSD), inserito solo all’epoca della guerra del Vietnam nell’ambito della diagnostica psichiatrica.[3]
In quegli anni, a Villa del Seminario furono ricoverati nella primavera del 1917 Giorgio de Chirico e Carlo Carrà che in quel luogo crearono le basi del periodo metafisico attraverso opere di grande rilievo, in una atmosfera che univa la cura e la riabilitazione psicosociale alla cultura e all’arte, vista anche la assidua presenza di incontri presso Villa del Seminario ed in città del fratello di Giorgio de Chirico Andrea (con nome d’arte Alberto Savinio) e con i pittori ferraresi Filippo De Pisis e Severo Pozzati. [4][5]
Per approfondire:
Vanni Adello, "La malattia creativa di Giorgio de Chirico", Rivista sperimentale di freniatria, 2008/3
Vanni Adello, "Tredici mosse per comprendere Le muse inquietanti di Giorgio de Chirico", Studi online, Anno VI, nn. 11-12, 2019
Vanni A., Biancosino B., Grassi L., Revisione diagnostica del “caso” De Chirico. Diagnostic revision of De Chiricos' case, Rivista di psichiatria, vol 47, 4 (2012)
Le ricerche di Boschi in ambito neuropsichiatrico, lo sviluppo di progetti di riabilitazione ante-litteram e gli interessi sulla ricerca in ambito neurologico lo resero molto noto anche all’estero, fino ad essere proposto per il premio Nobel per la medicina per gli studi sul liquido cefalo-rachidiano. Nel 1942 ottenne la cattedra di clinica delle malattie nervose e mentali all'università di Modena di cui divenne Magnifico Rettore nel periodo 1947-1950.
Gli succedette Giuseppe Campailla, discendente da una nobile dinastia siciliana, che fin dal 1400 aveva annoverato letterati, filosofi, avvocati e medici. Campailla, che era stato allievo di Boschi nella scuola ferrarese, diresse l’ospedale psichiatrico di Ferrara dal 1944 al 1970, portando avanti la visione neuropsichiatrica con un’attenzione sia alla psichiatria[6] che alla neurologia.[8]
I venti delle contestazioni del 1968 e post-68 stavano avendo una grande influenza nei cambiamenti della riorganizzazione della psichiatria stessa. Di fatto i movimenti di protesta dell’epoca furono i promotori delle lotte per i diritti dei lavoratori e dei cambiamenti a livello sociale, culturale e politico con un’azione diretta sulle frange deboli della popolazione, incluse le persone con patologie psichiatriche.
Era stata promulgata proprio nel 1968 una nuova legge (Legge n. 431, 18 marzo 1968; GU 101 del 20/04/1968: Provvidenze per l’assistenza psichiatrica, o Legge Mariotti), che implicava un cambiamento significativo rispetto alla precedente di stampo custodialistico.
In particolare: veniva abolita la registrazione nel casellario giudiziario del ricovero in ospedale psichiatrico; venivano ridotte le dimensioni degli ospedali psichiatrici ad un massimo di 600 posti letto (e definiti gli standard relativi al numero massimo di degenti per struttura e alle caratteristiche del personale sanitario), con parallela istituzione di divisioni di psichiatria negli ospedali generali; veniva introdotta la possibilità di ricovero volontario e di creazione di centri di igiene mentale territoriali (con il compito prevalente di seguire i pazienti dimessi); venivano promossi interventi a carattere psicologico e psicosociale a favore delle persone ricoverate.
Importante per questi passaggi fu certamente anche lo sviluppo, già a partire dagli anni ’60, della psicofarmacologia che modificò notevolmente, migliorandolo, l’approccio terapeutico alle malattie mentali. In questa atmosfera Campailla attivò alcuni di tali cambiamenti predisponendo un progetto di riforma psichiatrica provinciale simile ai modelli della “psichiatria di settore” francesi. A Ferrara diresse il Giornale di Psichiatria e di Neuropatologia e, ottenuta la docenza in clinica delle malattie nervose e mentali, si trasferì nel 1970 a Trieste come professore ordinario di psichiatria, dove fondò la clinica psichiatrica presso la Facoltà di Medicina della stessa Università di Trieste, di cui divenne anche preside.
Epoca della riforma e Psichiatria “senza manicomi” (1970-1990)
La fase tra il 1970 e il 1990 riguarda i profondi cambiamenti della psichiatria con la totale riorganizzazione della psichiatria in psichiatria di comunità. La direzione dell’Ospedale Psichiatrico fu affidata infatti ad Antonio Slavich, tra i più stretti collaboratori di Franco Basaglia. A Ferrara Slavich portò l’esperienza maturata dalla nuova psichiatria basagliana a Gorizia e a Trieste, sviluppando la progettualità della demanicomializzazzione e deistituzionalizzazione, con una azione di attivo coinvolgimento della società per migliorare l’assistenza psichiatrica delle persone con malattia mentale.
Fu un breve periodo di direzione, dal 1971 al 1978, che accompagnò Ferrara nel periodo pre-riforma psichiatrica e che trovò nel fermento culturale di quell’epoca e nei valori profondi ed autentici del cambiamento una spinta decisiva per una nuova psichiatria.
Molteplici iniziative che si svilupparono in quegli anni, grazie all’importante coinvolgimento della politica ferrarese. Di notevole rilievo è stato il ruolo di Carmen Capatti [8], inizialmente come assessora provinciale alla Sanità e Assistenza sociale, e in seguito amministratrice dell’Unità Sanitaria Locale di Ferrara, che si interessò delle esperienze basagliane nell’ambito di una psichiatria di nuova concezione e volle fortemente Slavich alla direzione dell’Ospedale Psichiatrico di Ferrara.
Tra le moltissime azioni, che sono tutt’oggi testimonianza di anni fondamentali della psichiatria di Ferrara, è importante ricordare il lavoro sul e nel territorio svolto dal Teatro Nucleo che, fondato in Argentina si trasferì a Ferrara nel 1977, su richiesta di Slavich, per agire, in una visione di riabilitazione psicosociale, attraverso il teatro, delle persone con malattia mentale, della apertura (rompendo le mura del silenzio) di quanto la malattia mentale esprimeva, di recupero della dignità delle persone, re-inserite nel proprio contesto sociale, nell’epoca immediatamente pre-riforma. La successiva pubblicazione di Slavich La Scopa Meravigliante ne è analisi precisa di quegli anni [9], descritti e ripresi in maniera attenta nel recente volume sulla storia del Manicomio di Ferrara di Missiroli, Vanni e Turchi. [10]
L’approvazione della Legge del 13 maggio 1978 (n.180) della riforma psichiatrica che venne poi inserita nell’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) (Legge 23 dicembre 1978, n. 833) sono i punti di arrivo che determinarono a Ferrara (e in Italia) la riorganizzazione complessiva dei servizi psichiatrici, inseriti all’interno del SSN, secondo quanto la legge prevedeva e prevede, in specifico: l’ordinaria volontarietà del ricovero (con istituzione di criteri per il trattamento sanitario obbligatorio – TSO ); il divieto di effettuare nuovi ricoveri in ospedali psichiatrici a partire dal 31/12/1980 e di costruire nuovi ospedali psichiatrici, trasformando quelli esistenti in centri riabilitativi a breve, medio e lungo termine, con progressiva dimissione delle persone affette da malattia mentale; di istituzione nelle Regioni di servizi psichiatrici delle Unità Sanitarie Locali, dall’1/1/1979; la destinazione alle Unità Sanitarie Locali (USL e AUSL) del personale e dei beni delle istituzioni pubbliche che provvedono al ricovero e alla cura degli infermi di mente; la centralità degli interventi extraospedalieri nella prevenzione, cura e riabilitazione nel campo delle malattie mentali.
In questa fase i neo-costituiti servizi psichiatrici della Unità Sanitaria Locale di Ferrara, diretti da Luigi Missiroli. Successivamente, la attivazione del Dipartimento di Salute Mentale della AUSL di Ferrara, secondo quanto sancito anche dai due Progetti Obiettivo Salute Mentale Nazionale e Piano Sanitario Regionale 1999-2001, diretto da Amedeo Cicotti, rappresentano il punto di arrivo di un periodo importante della storia della psichiatria e della psichiatria nella storia di Ferrara, nell’ottica del rispetto, della dignità e di un approccio biopsicosociale.
In parallelo, grazie al lavoro pressante fatto da Carlo Lorenzo Cazzullo, professore ordinario di psichiatria dell’Università Statale di Milano e presidente della Società Italiana di Psichiatria, l’approvazione a livello universitario della Legge del 29/04/1976 n. 238 sanciva la separazione delle discipline specialistiche della neurologia e della psichiatria, precedentemente fuse nell’insegnamento di Clinica delle malattie nervose e mentali. [11]
Ciò rese più specifica e più definita la formazione dei medici rispetto alla scuola di specializzazione in psichiatria, peraltro attivata a Ferrara nell’anno accademico 1971-72 (D.P.R. 11.5.1971 n. 470 – G.U. 28.07.1971 n. 188) e diretta fino al 2005 da Emilio Ramelli, dal 1983 professore ordinario di psichiatria dell’Università di Ferrara e quindi direttore, dal 2003 al 2005 del Dipartimento universitario di Discipline Medico-Chirurgiche della Comunicazione e del Comportamento.
Epoca della Psichiatria integrata ed Evidence-Based (1991-oggi)
Questa fase,, proiettata ai giorni nostri, riguarda la necessità via via emersa di seguire, in maniera paritetica rispetto a tutte le discipline specialistiche mediche, le indicazioni e i criteri della scientificità, rendendo evidenti e misurando gli effetti e gli esiti degli interventi in psichiatria.
È l’epoca di una nuova modalità di fare ricerca che, espandendosi in maniera marcata e creando fruttuosi e virtuosi collegamenti sia nell’ambito delle scienze psicosociali che delle neuroscienze, ha portato a seguire la visione evidence-based, iniziata negli anni ’90 in medicina (EBM). [12]
La nascita della EBM ha avuto infatti un significativo riscontro in psichiatria anche come risposta alla situazione della stessa disciplina, da sempre relegata ad area poco propensa al rigore metodologico nella propria ricerca spesso inconsistente. Per questo è diventata una esigenza riformulare la psichiatria e i servizi di salute mentale in accordo con i principi della evidence-based psychiatry (EBP) al fine di garantire agli utenti degli stessi servizi le migliori cure possibili basate sulle evidenze di protocolli clinico-diagnostici aggiornati e supportati da dati empirici nei contesti di cura, in un’ottica orientata alla recovery. [13] [14]
La costituzione del Dipartimento ad Attività Integrata di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche (DAI SMDP) (delibera di giunta della Regione Emilia-Romagna del 20.12.2007, n. 2007/2011 “Indirizzi per l’organizzazione dei dipartimenti di salute mentale e dipendenze patologiche”) della Azienda Sanitaria Locale di Ferrara ha rappresentato a questo riguardo un grande ulteriore passo avanti. Da un lato, infatti, viene aggregata nello stesso dipartimento l’attività della Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’adolescenza (NPIA), della Psichiatria adulti e delle Dipendenze Patologiche (SerT). Dall’altro, nelle sedi in cui è presente l’Università, viene dato mandato alla massima integrazione nel Dipartimento, impegnando entrambe le componenti alla realizzazione di Dipartimenti Assistenziali Integrati Salute Mentale e Dipendenze Patologiche (DAI-SMDP). L’insieme di questi accordi ha mirato a garantire: l’integrazione di Unità operative a Direzione Universitaria nella assistenza; la parità di opportunità tra la componente medica del SSN e quella universitaria nella disciplina dell’organizzazione aziendale, e di conseguenza nella partecipazione alle scelte strategiche ed alla vita gestionale del DAISM-DP attraverso il Comitato di Dipartimento; l’integrazione nelle attività di didattica, formazione e ricerca di tutte le Unità operative del DAISM-DP.
Diretto prima da Elena Bruni, che molto si impegnò nella nascita di tale dipartimento in integrazione con la psichiatria universitaria, quindi da Adello Vanni, Paola Carozza, Franca Emanuelli, il DAI SMDP rappresenta un modello certamente innovativo di riorganizzazione della psichiatria e della salute mentale.
Come stabilito nella Regione Emilia-Romagna dai diversi Decreti Legislativi (30 dicembre 1992, n.502.- art.1 della L. 23 ottobre 1992, n.421; 21 dicembre 1999 n. 517 - “Disciplina dei rapporti tra Servizio Sanitario Nazionale ed Università, art. 6 della legge 30 novembre 1998, n. 419” e art. 3 Organizzazione interna delle Aziende), dal 2009, il DAI SMDP a Ferrara ha all’art. 1 del Regolamento la sua definizione, specificamente: “Il Dipartimento Assistenziale Integrato Salute Mentale e Dipendenze Patologiche (DAI SMDP) è la struttura gestionale complessa istituita d’intesa tra il Direttore Generale dell’AUSL di Ferrara e il Rettore dell’Università degli Studi di Ferrara secondo modalità organizzative atte a promuovere e coordinare lo sviluppo armonico ed integrato delle attività assistenziali, didattiche e di ricerca nel campo della salute mentale e delle dipendenze patologiche”. E all’art 2 “Il DAI SMDP, costituito da servizi e presidi dell’Azienda USL di Ferrara e dal corpo docenti inquadrato nel settore scientifico disciplinare MED/25 della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Ferrara, è un’articolazione gestionale organizzativa complessa a direzione unica deputata all’organizzazione e alla produzione delle attività finalizzate:
- alla promozione della salute mentale e del contrasto alle dipendenze patologiche della popolazione di riferimento, secondo una concezione allargata al benessere psicologico, relazionale e sociale;
- alla prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione del disagio psichico, del disturbo mentale e delle dipendenze patologiche per l’intero arco della vita;
- alla salute mentale e alla riabilitazione neuropsicomotoria nell’infanzia e nell’adolescenza.
La componente di riferimento dell’Università di Ferrara e inerente a diverse aree della Salute Mentale comprende, in realtà, diversi settori scientifico disciplinari (SSD) che a Ferrara hanno assunto una valenza specifica, tra cui il SSD relativo alla disciplina psichiatrica (SSD MEDS-11/A, ex MED/25), quello relativo alla psicologia clinica (SSD PSIC-04/B Psicologia clinica; ex M-PSI/08) e quello relativo alle scienze della riabilitazione psichiatrica (SSD MEDS-26/c, ex MED/48).
Tutte e tre le componenti e il relativo personale sono inserite all’interno dei nuovi dipartimenti universitari (istituti dalla Riforma Gelmini 30 dicembre 2010, n. 240, entrata in vigore nel 2011), in specifico il Dipartimento di Neuroscienze e Riabilitazione dell’Università di Ferrara (precedentemente chiamato Dipartimento di Scienze Biomediche e Chirurgico Specialistiche), diretto per 3 mandati triennali (2012-2018, 2021-2024) da Luigi Grassi e per un mandato da Stefano Pelucchi (2018-2021) e da Gianni Mazzoni (2024-2028).
Per quanto attiene l’area della formazione universitaria nell’area della salute mentale, sono da segnalare:
l’attivazione del Corso di laurea in Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica (triennale e magistrale) inizialmente come diploma universitario nel 1999, poi come Corso di laurea, presieduto da Emilio Ramelli (1999-2005), quindi da Luigi Grassi (2005-2018) e successivamente da Maria Giulia Nanni (2018 a tutt’oggi), che rendono il corso un punto di riferimento per la nuova figura professionale del Tecnico della Riabilitazione psichiatrica [15]:
l’ampliamento della scuola di specializzazione in psichiatria, diretta da Luigi Grassi (2005-2021), quindi da Rosangela Caruso (2021-2022) e successivamente da Martino Belvederi Murri (2022-tutt’oggi), ridefinita nei suoi obiettivi, criteri e caratteristiche, in funzione delle modifiche della normativa di riforma universitaria (D.M. n. 68 del 04-02-2015) e dei cambiamento culturali e scientifici avvenuti nel corso degli anni, al fine di una formazione aggiornata e nuova rispetto ai bisogni di salute mentale della popolazione [16] [17];
l’attivazione di diversi master di area psichiatrica, tra cui il master Trattamenti psicosociali basati sull'evidenza e orientati al recovery nella psichiatria di comunità, partito nel 2015 nella direzione di Luigi Grassi. [18]
Per quanto attiene alla ricerca, molteplici sono le attività nell’ambito della psichiatria clinica e della riabilitazione psichiatrica, della psico-oncologia, e della psichiatria di consultazione, all’area degli esordi psicotici, alla psichiatria computazionale, e molto altro sviluppate all’interno del Dipartimento Universitario di Neuroscienze e Riabilitazione [20] e del suo Istituto di Psichiatria, diretto da Luigi Grassi dal 2005. [21]
Tra i progetti più significativi, in particolare, sono da ricordare il progetto PNRR MNESYS [22] in cui lo spoke 5 sui disturbi psicotici e affettivi è coordinato dall’Università di Ferrara [23] e il progetto PNRR Psico-oncologia, oltre a progetti finanziati dalla comunità europea inerenti alla psicogeriatria, alla Stimolazione Magnetica Transcranica (rTMS), alla ricerca psicosomatica e altre. Importante il ruolo della creazione di risk prediction models per la depressione in area geriatrica (Manto), oncologica (Arturo) e altri strumenti di psichiatria di precisione (Frida).
A questo livello è da considerare la presenza in UniFE, all’interno del Dipartimento di Neuroscienze e Riabilitazione, della scuola di dottorato in Neuroscienze Traslazionali e Neurotecnologie, diretta da Luciano Fadiga prima quindi da Alessandro D’Ausilio, in cui la psichiatria è componente con diversi dottorandi di ricerca su progetti d’area psichiatrica. [19]
La Psichiatria di UniFE è stata ed è sede di presidenza di diverse società scientifiche nazionali e internazionali, quali la International Psycho-Oncology Society (IPOS), la Section on Psycho-Oncology and Palliative Care della Wordl Psychiatric Association, Società Italiana di Psichiatria di Consultazione e collegamento (SIPCC), la Società Italiana di Psico-Oncologia (SIPO), la Associazione Italiana di Psicoterapia CognitIvo -Analtica (ITA-CAT).
[1] Goffman E.: Asylums: Essays on the Social Situation of Mental Patients and Other Inmates. New York, Doubleday, 1962
[2] Weinstein RM. Goffman's Asylums and the total institution model of mental hospitals Psychiatry. 1994 Nov;57(4): 348-67
[3] Boschi G.: L a nevrosi traumatica in Guerra. Rava, Milano, 1915
[4] Vanni A.: Le muse e le vergini inquietanti di Giorgio de Chirico. Uno psichiatra alla scoperta della metafisica ferrarese. Giraldi Editore, Bologna, 2021.
[5] https://www.cittadelragazzo.org/gaetano-boschi-lattivita-durante-la-grande-guerra/
[6] Campailla G.: Manuale di psichiatria. Minerva Medica, Torino, 1982.
[7] Campailla G.: Semeiologia del sistema nervoso, Minerva Medica, Torino, 1979.
[8] Civolani D., Turchi M.: Carmen Capatti. Una vita per gli altri. Faust edizioni, Ferrara, 2019.
[9] Slavich A.: La scopa meravigliante. Preparativi per la legge 180 a Ferrara e dintorni 1971-1978. Editori Riuniti, Roma, 2003.
[10] Missiroli L., Vanni A., Turchi M.: Il manicomio di Via della Ghiara. Antonio Slavich a Ferrara. Ogni uomo è tutti gli uomini Edizioni, Bologna, 2022.
[11] Cazzullo C.L. Storia breve della psichiatria italiana vista da un protagonista. Elsevier -Masson, Milano, 2001.
[12] Sackett DL, Rosenberg WM, Gray JA, Haynes RB, Richardson WS. Evidence based medicine: what it is and what it isn’t. BMJ. 1996;312(7023):71-72. doi:10.1136/bmj.312.7023.71
[13] Grassi L., Carozza P.: Psichiatria di comunità basata sulle evidenze e orientata al recovery. Diagnosi, interventi e formazione. Minerva Medica, Milano, 2023.
[14] Grassi L. La psichiatria applicata alla pratica clinica. Minerva Medica, Torino, 2026
[15] https://corsi.unife.it/tec-riabilitazionepsichiatrica
[16] https://www.unife.it/it/corsi/scuole-di-specializzazione/sanitarie/materiale/manifesti-a-a-2022_2023/manifesto-22-23-psichiatria.pdf
[17] https://www.unife.it/it/corsi/scuole-di-specializzazione/sanitarie/elenco-scuole
[18] https://www.unife.it/masters/ebr/il-master
[19] https://www.unife.it/studenti/dottorato/it/corsi/riforma/neuroscienze
[20] http://www.dipmedchir.unife.it/it
[21] https://www.unife.it/sezione/psichiatria/it
[22] https://mnesys.eu/il-progetto-e-gli-spoke-mnesys/
[23] https://spoke5mnesys.unife.it/





