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Giorgio De Chirico

Giorgio de Chirico (1888-1978), nasce a Volos in Grecia, di cittadinanza italiana. Dal 1911 al 1914 vive a Parigi dove inizia a dipingere quadri molto originali, rappresentando la malinconia delle solitarie e assolate piazze italiane al tramonto, perimetrate da portici e palazzi sghembi, con al centro una statua (Metafisica parigina). Nel 1915 de Chirico lascia Parigi per arruolarsi nell’Esercito; destinato a Ferrara, l’artista soldato abbandona il tema parigino e passa agli interni ferraresi, dove vengono rappresentati oggetti della quotidianità, casualmente combinati tra loro (“solitudine dei segni”), per cercare di rappresentare emotivamente lo stupore melanconico di fronte ad un insensato mondo in guerra (Metafisica ferrarese) (1).
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Ricoverato a Villa del Seminario dipinge alcuni quadri nei quali compaiono molti oggetti sanitari utilizzati nel Centro Neurologico (2).
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“Il Sogno di Tobia” (1917) è un quadro molto enigmatico, venerato dai Surrealisti, nel quale due oggetti attraggono l’attenzione (3). Il primo è la struttura a piramide tronca con due colonnine di mercurio, la cui forma assomiglia molto a quella dello sfigmomanometro di Riva Rocci. Il secondo oggetto è un trofeo di pesca che fa ricordare questa attività riabilitativa praticata a Villa del Seminario, ma, soprattutto, rimanda al testo biblico “Il libro di Tobia”, nel quale l’utilizzo delle viscere del “pesce sacro” come raccomandato da Yahwehe dall’Arcangelo Raffaele, permette all’obbediente Tobia di realizzare tutti i suoi progetti


Ne “La rivelazione  del solitario” (1917), tra righe, squadre e biscotti si possono osservare due oggetti che servivano nelle attività terapeutiche e ludiche del Centro: il primo è lo schienale di una seggiola molto particolare, utilizzata dai militari per sedersi e poi  infilare braccia e gambe nelle macchine  della termoterapia; il secondo oggetto è un galleggiante per la pesca, un hobby rilassante nel Po di Volano, finalizzato a tranquillizzare i soldati traumatizzati dalla guerra di trincea. 

Anche nel quadro “I giochi del saggio”(1917), tra i tanti oggetti rappresentati, possiamo osservare alcuni disegni riferiti a parti del corpo umano, disposti su pannelli didattici anatomici appesi alle pareti degli ambulatori 

Nella storia dell’arte il quadro “Le Muse inquietanti” (1918) è considerato la pietra miliare della Metafisica ferrarese. 

Nella storia dell’arte il quadro “Le Muse inquietanti” (1918) è considerato la pietra miliare  della Metafisica ferrarese. Le tre figure sono sempre state etichettate come appartenenti al genere femminile. La figura vista di spalle, però, ha tutte le caratteristiche del genere maschile. Questa chiarificazione ha generato una nuova interpretazione psicobiografica. Tenendo conto che nel 1918 de Chirico era innamorato e voleva sposarsi con la ferrarese Antonia Bolognesi e che Gemma, la madre fallica, era contraria al progetto, si possono ipotizzare le carte di identità delle tre figure (4). Il personaggio maschile, ovvero l’artista stesso, aveva tutti i motivi per essere inquieto come l’atmosfera del suo quadro, diviso tra le due muse più importanti della sua vita. 
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Riferimenti bibliografici
1) Baldacci P., L’altra modernità. De Chirico, Savinio e l’arte metafisica, Roma, Carrocci editore, 2026
2) Vanni A., “Psichiatria e Grande Guerra”, in De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie, Ferrara, Fondazione Ferrara Arte, 2015
3) Vanni A., Brogliaccio della Metafisica ferrarese, S. Lazzaro (BO), Giraldi editore, 2024 
4) Bolognesi E., Alceste. Una storia d’amore ferrarese, Roma, Maretti editore, 2014
5) Vanni A., Le muse e le vergini inquietanti di Giorgio de Chirico, S. Lazzaro (BO), Giraldi editore, 2021.