La biopsicologia sociale
A partire dai primi del ‘900 la psicologia sociale iniziò a cogliere l’importanza della relazione tra individui singoli e il gruppo di appartenenza e la società nel suo complesso. In tale ottica, i processi di salute e malattia, fisica o mentale, sono parte di un processo determinato dall’interazione tra soggetto e contesto sociale.
L’opera di Wilhelm Maximilian Wundt. scritta tra il 1900 e il 1920, La psicologia dei popoli (Völkerpsychologie) o la stessa Psicologia delle masse e analisi dell'Io di Sigmund Freud (1921) sono esempi di tale interesse.
Boschi nel primo dopoguerra iniziò ad interessarsi delle ragioni biologiche ed evolutive insite nell’essere umano, in senso biopsicosociale, anche in riferimento agli eventi drammatici delle guerre e delle loro conseguenze in termini di sofferenze, dolore e morte. Boschi, a questo proposito, indicava come la civiltà moderna non avesse eliminato la guerra, che restava un fenomeno organico alla vita delle società e che era vista come una sorta di “crisi funzionale” interna al sistema sociale (“onde vien fatto di credere che la guerra sarà una crisi funzionale per lunga epoca ancora propria delle civiltà contemporanee”) (1).
Boschi, in tal senso, riprendeva quanto lo psichiatra francese Jean Delay (1907-1987), sottolineava, interpretando la guerra come il risultato di una "psicosi collettiva" o di una regressione pulsionale irrazionale: “...dopo attenta disamina scientifica, l’Umanità non avrebbe mai sofferto di rivoluzioni e guerre senza l’intervento di condizioni psicopatologiche.”
Al Congresso mondiale per la costituzione della “Società Internazionale di Sociologia Psicologica”, a Londra, nel 1948, Boschi ebbe a dire: “...Si rifletta sui portentosi effetti che potrebbero derivare dalla ricerca scientifica quando questa fosse decisamente incanalata anziché verso la distruzione dell’uomo e del suo pianeta, verso una sua elevazione etica!”. Nel 1955 Boschi fu invitato, quale full delegate alla World Parliament Association, intesa a promuovere un governo unico del mondo e una politica razionale per la costruzione di nuovi ed equilibrati ordinamenti sociali. Utopica, all’epoca, fu la proposta di sottoporre presidenti, governatori, politici di alto rango, a indagini psicologiche volte alla valutazione dell’equilibrio psichico individuale, visto il ruolo di altissima responsabilità. Quale poteva essere una possibile soluzione, se non un eclettico sodalizio tra i popoli, in particolare con l’intervento delle scienze biologiche, psicologiche, psichiatriche e sociali, nell’ordinamento dei rapporti reciproci fra gli uomini? Tutto questo come imprescindibile sottofondo all’esercizio della “politica”.
Nei decenni successivi l’area della biopsicologia sociale ha assunto un significato diverso o, quanto meno, più ampio e più articolato, ridefinendo il ruolo dei fattori biologici, psicologici e sociali nel modulare le condizioni di salute e malattia (sia somatica che psichica), grazie alla ricerca che ha confermato quanto già anticipava Paul Tournier nella Medicina della persona (2), ossia la necessità di un approccio olistico all’essere umano.
Il noto modello biopsicosociale di George Engel tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso (3, 4) ha prospettato la necessità di un radicale cambiamento della struttura concettuale nella lettura dei fenomeni inerenti alla salute e alla malattia, a tutti i livelli: etiopatogenetico, preventivo, assistenziale, trattamentale e prognostico.
Engel considera infatti obbligatorio approcciare in senso multicausale e multifattoriale la salute e la malattia, qualunque essa sia, secondo le dimensioni biologiche, psicologiche e sociali-interpersonali che interagiscono sempre variamente tra loro (5). Non vi è in natura processo possibile in cui non vi sia un rapporto e un’interazione secondo vari livelli gerarchici, inclusi i livelli cellulari molecolari. Tali elementi risultano particolarmente significativi oggi, in cui in un’epoca di “-omiche” (ad es., proteomica, metabolomica, farmacogenomica, epigenomica e così via) è assolutamente necessario riappropriarsi della persona (“personomica”) (6).

Riferimenti bibliografici
(1) Boschi G.: La guerra e le arti sanitarie, Milano, Mondadori, 1931
(2) Tournier P.: Médicine de la personne. Neuchatel, Switzerland: Delachaux et Niestlé; 1940 (Tr. It. Medicina della persona, Borla, Roma 1992)
(3) Engel GL.: The need for a new medical model: a challenge for biomedicine. Science. 1977 Apr 8;196(4286):129-36.
(4) Engel GL: From biomedical to biopsychosocial. Being scientific in the human domain. Psychosomatics. 1997;38(6):521-8.
(5) Bolton D., Gillett (Eds) The Biopsychosocial Model of Health and Disease New Philosophical and Scientific Developments. Pilgrave Springer Nature, 2019 (open access
(6) Grassi L., Riba M., Wise T. (Eds) Person Centered Approach to Recovery in Medicine, Springer, Berlin, 2019
